Sempre
dalla parte
dello studente

Tra le più grandi e longeve associazioni studentesche italiane

Da circa trent’anni, svolgiamo attività di sindacalismo studentesco nelle principali università d’Italia ed eleggiamo i nostri rappresentanti negli organi di rappresentanza studentesca universitari ed extrauniversitari. Partecipiamo ed eleggiamo con le nostre liste rappresentanti all’interno del CNSU, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. 

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Davide Giri, un ragazzo come noi

Novità dai social

Il nuovo decreto prova a intervenire su questo punto, con incentivi alle assunzioni rivolti anche ai giovani.
È un segnale nella direzione giusta.
Il decreto lavoro introduce incentivi concreti per le assunzioni.
Fino a 500€ al mese per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
Più opportunità significa più possibilità di iniziare davvero.
Ci sono storie che non smettono di fare rumore, anche dopo tanti anni.
Sergio Ramelli era uno studente. Aveva idee, sogni, una vita davanti. Nel clima violento degli anni ’70, quelle idee lo resero un bersaglio. Fu aggredito e morì dopo settimane di agonia. Una storia dura, che parla di un tempo in cui il confronto si trasformava troppo spesso in odio.
Ricordarlo oggi non significa riaprire ferite, ma riconoscere dove può portare la disumanizzazione dell’altro. Ogni volta che una persona diventa “il nemico” invece che un essere umano, qualcosa si rompe.
Oggi, in un mondo ancora diviso, il suo nome può essere un richiamo semplice: fermarsi prima che le parole diventino violenza, prima che le differenze diventino scontri.
Fa impressione doverlo dire ancora, nel 2026. 
Eppure c’è chi esulta per la morte di un ragazzo di 18 anni, ucciso a sprangate per le sue idee. 
E non solo: c’è chi arriva perfino a esaltare terroristi e Brigate Rosse.
Non è una provocazione, e non fa nemmeno discutere: è odio politico allo stato puro.
Sergio Ramelli era uno studente, un ragazzo. Non un bersaglio, non un simbolo da abbattere.
Eppure c’è ancora chi gioca con parole e immagini che sanno di sangue, come se nulla fosse. 
Come se quella violenza fosse giustificabile.
Non lo è. Non lo sarà mai.
Chi oggi strizza l’occhio a tutto questo sta dalla parte sbagliata della storia, senza attenuanti.
La violenza non si giustifica. Mai. 
E chi la celebra va chiamato per quello che è.
Vergogna.

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