Sempre
dalla parte
dello studente
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Novità dai social
Il 4 giugno 1989, in Piazza Tienanmen, migliaia di giovani cinesi scesero in strada per chiedere libertà.
Il regime comunista rispose con i carri armati.
Da allora, il potere prova a cancellare quella memoria, a zittire i nomi, a nascondere le immagini, a trasformare il sangue versato in una pagina proibita.
Tienanmen è il simbolo eterno di una gioventù che ha scelto di stare in piedi.
Contro il comunismo.
Contro la censura.
Contro ogni potere che teme uomini liberi.
Henry Nowak aveva 18 anni.
Era uno studente universitario, un ragazzo come tanti, con una vita ancora tutta da costruire. Una sera, a Southampton, quella vita viene spezzata dopo un’aggressione a coltellate.
Quando arrivano gli agenti, Henry è gravemente ferito. Prova a spiegare di essere stato colpito, chiede aiuto, dice di non riuscire a respirare. Ma una falsa accusa di razzismo basta a cambiare lo sguardo su di lui: non più vittima da soccorrere, ma sospetto da immobilizzare.
Nei video delle bodycam, quelle parole tornano più volte.
“I can’t breathe.”
Parole che il mondo conosce. Parole che altrove sono diventate simbolo, mobilitazione, indignazione collettiva.
Per Henry, invece, è calato il silenzio.
Un silenzio selettivo, che pesa perché non nasce dal caso, ma dalla scelta di guardare solo ciò che conferma una narrazione già scritta.
Davanti alla morte di un ragazzo non dovrebbero esserci calcoli, convenienze o vittime più facili da raccontare.
Dovrebbe esserci soltanto la verità.
Henry Nowak, 18 anni, studente universitario britannico, è stato accoltellato a morte a Southampton mentre tornava nella sua residenza.
Il suo aggressore lo aveva accusato falsamente di un’aggressione razzista.
Ammanettato a terra, agonizzante, per nove volte Henry ha ripetuto: “Non riesco a respirare”.
Nessuno lo ha ascoltato.
Ora l’assassino Vicktor Digwa è stato condannato all’ergastolo.
In un mondo libero dal pregiudizio ideologico, forse Harnry sarebbe stato salvato e non immobilizzato e lasciato morire.
Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica Italiana.
Una data che racconta il percorso costruito dagli italiani con impegno, sacrificio e partecipazione, generazione dopo generazione.
Ottant’anni di Repubblica ricordano il valore di una storia comune e la responsabilità di continuare a custodirla.
Nel nome dell’Italia, Buona Festa della Repubblica.
Buon 2 giugno 🇮🇹
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